LA CAMERA DELLE MERAVIGLIE

Per la IV° ed ultima tappa del progetto Divini Devoti ho chiesto all’attrice/performer Amalia De Bernardis di aiutarmi a realizzare un sogno.

Ovvero quello di impersonificare un mio “personaggio”: Lucy.

Lucy nel I° episodio (Dimore) era inserito in un contesto asettico, sognante quasi surreale. L’immagine del soggetto era il punto centrale (anche nella collocazione) dell’opera, attorniato da oggetti, segni, tracce, spesso inanimati

 

nel II° (La Pazienza dell’acqua) il rapporto centro-periferia si è fatto più labile: le immagini e i segni oggettuali si affollano e si sovrappongono gli uni agli altri. Solo alla fine arriva la figura protagonista. Dopo aver raccontato la sua vita. Ora evidente a tutti.

Nel III° capitolo (Tornerà la Neve) Lucy torna a casa. Sui muri di casa. Da dove tutto è partito. E’ giunto il momento del ritorno.

A questo punto ho sentito il bisogno di far rientrare in casa Lucy. Oggi lo spettatore non non aveva più spazio interpretativo e la mia opera ha sempre bisogno di lui per rivelarsi, per raccontarsi.

Ed è qui che ho chiesto ad Amalia di entrare in casa. Di parlare con Lucy. Di essere Lucy. Le ho solamente raccontato la storia. Poteva scegliere solo di entrare prima o dopo un certo fatto. Ma solo lei lo sapeva.

Questo il risultato.

LA CAMERA DELLE MERAVIGLIE (La storia di Lucy) 17-20 GIUGNO 2015 @ BNC TEMPORARY HOME ART GALLERY, C.so Belgio 159 Torino

PH. JIMMY RIVOLTELLA

Jimmy Rivoltella rimette mani al suo progetto Divini Devoti in occasione della prima tappa del progetto di Daniele D’Antonio “Wunderkammern”.
Due progetti autonomi, indipendenti, di due artisti con percorsi individuali differenti, che trovano in questa occasione un punto d’incontro, l’uno strumento per l’altro per raccontare cose.
Una delle Wunderkammern di Daniele D’Antonio diventa in questo caso la Stanza delle Meraviglie di Lucy, il luogo acquista la fisicità necessaria per sostenere la finzione (?) scenica della quale Lucy ne è la protagonista e voce narrante in veci di Jimmy.

Se in passato i protagonisti dell’arte di Jimmy erano inseriti in rappresentazioni a volte oniriche, ironiche, spesso sospese, talvolta inquietanti, dai toni sempre tenui, calibrati, successivamente irrompe l’umanità, spesso dolorante e problematica, e si avvia un viaggio più profondo nell’intreccio di storie, relazioni, incontri, oggi i suoi “attori” si riprendono la scena a loro cara.

I muri di casa, da dove tutto è partito diventano il punto di attracco. E’ giunto il momento del ritorno. Le foto dei bimbi, uomini e donne, appaiono quindi attraverso una soluzione visiva continua e vanno ad inserirsi all’interno del tessuto architettonico locale: il muro della Dimora che lo ha ospitato. Ma se in Dimore la casa era decontestualizzata, solo immaginata e ne La pazienza dell’acqua la “casa” era il vissuto fuori di essa, il “muro” di casa dove le figure sono approdate non è più sufficiente per spiegare l’affrancazione dei soggetti, di Lucy nella fattispecie. Di qui l’esigenza di fare NON un salto all’indietro ma un salto dentro. Entrare, dopo la liberazione, nella casa. In  casa.

Di qui il progetto La Camera delle Meraviglie dove Jimmy ,prova invece a restituire una dimensione fisica e tangibile a quella che prima ancora che una pratica è un’idea, quella del tentativo di appropriazione individuale dell’universale, in una vana ricerca di superare la frustrazione del singolo di fronte alla presa di coscienza della propria finitezzaL’ originaria asetticità dello spazio fisico si traduce allora in luogo di contemplazione, più ancora che dei mirabilia naturali e artificiali tradizionalmente esposti, delle molteplici declinazioni che la sensibilità artistica può offrire a questo costante e di per sé impossibile tentativo di riduzione del macro al micro, alla ricerca di punti di riferimento su cui costruire una personale, salvifica opera di inventariazione soggettiva del reale a cui ancorarsi ancor più quando ad essere coinvolta in questa opera di ricostruzione a ritroso è la storia stessa di Lucy, attraverso la visione di Jimmy, utilizzando le progressive stratificazioni di vita vissuta contenuti simbolicamente negli oggetti della Stanza.

L’allestimento nasce dall’inevitabile frammentazione dovuta alla varietà dei contributi proposti, che pure sembra sciogliersi in temi e suggestioni ricorrenti. Una morbosa curiosità (para?) scientifica verso l’elemento alieno, difforme, a tratti disturbante coesiste con la rappresentazione dell’uomo e del suo rapporto con la natura, incontaminata o profondamente segnata dal suo intervento, fino a toccare una dimensione più raccolta e intima. La realtà domestica, suggerita dalla stessa essenza gelosamente privata della Wunderkammer, smette di rassicurare per farsi portatrice di oscuri presagi.

Ed è proprio un senso di profonda, soffusa sacralità, a tratti esplicitata che fa da denominatore comune a questa sorta di reliquiario contemporaneo. Il percorso si conclude idealmente con un raccoglimento, nella cui dimensione appartata cercare una propria, illusoria via di fuga alla condanna del “qui e ora”.

Daniele D’Antonio

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