Nesquik e bombi su fetta biscottata
Progetto Laboratoriale di geografia emozionale
a cura della P.F.R Premiata Famiglia Rivoltella

Nesquik e bombi sulle fette biscottate è stato un workshop interfamiliare che ha guidato i partecipanti, attraverso il collage, come forma di autoritratto e di costruzione di mappe emozionali, ad esplorare i luoghi partendo dal Sé, in una relazione identitaria con il paesaggio esterno ed interno

Ha visto lavorare i partecipanti (tutti membri della famiglia Rivoltella, Matilde 8 anni, Isotta 6, Daniela 33 -con il ruolo di facilitatore- e Jimmy 46) dapprima con una ricerca delle fotografie raccolte nell’album di famiglia (l’autoritratto sullo spazio come un campo in cui l’identitá dell’individuo si costruisce per diventare il soggetto narrante) successivamente, attraverso il collage tradurre in un aspetto concreto, stabile, e, relativamente durevole, memorie, manifestazioni e contenuti del sè evanescenti, effimeri, che si sono tradotti in una geografia emozionale.

Il processo del workshop ha reso ogni partecipante soggetto narrante che si guida all’interno, all’esplorazione del suo percorso nella sua personale geografia: la memoria e l’esperienza a cui ognuno ha fatto ricorso per rappresentare la sua identitá e la sua cartografia, ha rivelato le emozioni dietro al vissuto (breve o lungo che sia stato) che, condivise in un processo comune (alla luce anche del legame famigliare e soprattutto all diversità di età anagrafica) hanno permesso di costruire osservazioni personali e collettive, facilitando la visione di altri possibili percorsi.

Con un focus sulle similitudini tra paesaggio interiore ed esteriore e sull’uso di differenti forme di narrazione visiva, il laboratorio ha fornito gli strumenti teorici e pratici per guidare i partecipanti nello sviluppo di una cartografia di diversi formato.
Ogni cartografia è stata vista come contenitore identitario, come oggetto tangibile dove il partecipante ha trasportato immagini e percorsi che normalmente vivrebbe in una dimensione interna e invisibile.

La riflessione che ne è scaturita si è focalizzata su domande quali:
Come mi rappresento?
Ció che vedo di me corrisponde a quello che sento?
In che modo una mappa puó essere identitaria?

I partecipanti sono stati poi accompagnati in un viaggio rivolto verso la loro interioritá per renderli consapevoli della ricchezza della geografia emozionale che ognuno possiede, e della similitudine e differenza che puó celarsi tra paesaggio visibile ed invisibile.

L’obiettivo, raggiunto, è stato l’individuazione e quindi la condivisione di una geografia emozionale, di una identitá che si é formata e che é legata ai percorsi scelti, e ai luoghi vissuti.

Dopo di che, ciascuna cartografia è stata riportata, decontestualizzandola, in un’unica cartina emozionale mettendo in relazione i paesaggi interiori dell’intera famiglia partecipante.

Il risultato: 100 cartine emozionali su carta da parati formato 8x8cm applicate su cubo di legno grezzo formato 8x8x4cm.

Esposizioni:

▫️ Mavì Taten Torino …./12/2020
▪️ Inarttendu Aosta …./12/2020

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